Non credo che l’«incontro artistico» Antonio Lombardi-Paolo Bertolani sia dovuto al caso. Questo incontro era, semmai, scritto nella natura delle cose: era un incontro obbligato, che prima o poi deve avvenire, proprio come quello «tra fiume e mare».
Non so parlare di musica e non posso dire come e perché l’incontro fra le liriche di Paolo e le note di Antonio mi sembri più che riuscito: ciò che sento è che la musica di Lombardi non «accompagna» o (che sarebbe ancor peggio) non si «sovrappone» ai testi di Bertolani, ma che le due «voci» si compenetrano intimamente, e l’una si commuove con l’altra dove c’è da commuoversi, l’una sorride con l’altra dove c’è da sorridere. Un incontro magico, un incontro oserei dire d’amore. Dopo i tanti anni spesi dal nostro poeta a dar voce a chi (vivo o morto) non ne aveva, ci voleva proprio un musicista come Lombardi che desse (restituisse) voce a Paolo Bertolani.
Francesco Bruno
Paolo Bertolani
Personaggio schivo, ebbe frequentazioni letterarie con artisti quali Vittorio Sereni, Mario Soldati, Attilio Bertolucci, Charles Tomlinson. Negli ultimi anni lottò contro una lunga incurabile malattia: nell’opera “Raità da neve” il poeta aveva rappresentato la fine vicina attraverso versi pieni di malinconia, e la rarità della neve per chi vive in riva al mare rappresentava il simbolo dei sogni dell’esistenza, destinati a svanire.Il poeta ligure, prediligeva l’uso del dialetto della sua terra (La Serra di Lerici), non ha nulla della cantilena dolce con cui si parla a Ponente, e si distanzia dallo stesso spezzino per una sua sonorità più ispida e irta di dissonanze e dissolvenze. Aveva il dono di saper trasformare in poesia anche gli oggetti e le situazioni quotidiane più semplici. La sua poetica parte dalla volontà di confronto con la terra d’origine, con il suo paese e con la sua gente, e dà vita ad una lirica ancorata ai temi eterni dell’esistenza. Tra le opere poetiche più note si ricordano: “Le trombe di carta” (Editore Carpena, Sarzana, 1960), “Incertezza dei bersagli” (Ugo Guanda Editore, 1976, ripubblicato nel 2002), “Seina” (1985), “E gòse, l’aia” (Le voci, l’aria) (Guanda Editore, 1988), “Dall’Egitto” (Sponsorizzato da Ireno Francesconi e Alfredo Lupi, Settembre 1991), “Avei” (1994), “Libi” (2001), “Piccolo cabotaggio” (ConTatto Edizioni, 2004), “Raità da neve” (2005).
Nella narrativa, si segnalano:”Racconto della contea di Levante” (Edizioni il Formichiere, 1979), ”Il vivaio” (il melangolo, 2001), ”Il custode delle voci”’ (il melangolo, 2003), ”Colpi di grazia”’ (il melangolo, 2007), “La grande settimana” e “Il vivaio”, che rievoca gli ultimi giorni del poeta tedesco Heinrich von Kleist, prima del suicidio.
Gnu Quartet
Nel 2006, a Genova, Francesca Rapetti (flauto), Stefano Cabrera (violocello), Raffaele Rebaudengo (viola) e Roberto Izzo (violino) danno vita ad un progetto musicale originale, che coniuga il virtuosismo della musica colta con la semplicità ed il coinvolgimento della musica leggera.
Numerose le collaborazioni, tra cui quelle con Gino Paoli, Simone Cristicchi, L’Aura, New Trolls, Dolcenera, P.F.M., Niccolò Fabi, e ancora con Morgan, Maurizio Lauzi, Mario Venuti, Sarah Jane Morris, Carlo Fava. |