PROGETTI


 

Antonio suona chitarre:

Io scomparirò,
ma la terra sulla quale oggi cammino
rimarrà intatta.
 (Sioux Omaha)

 

In questa nuova raccolta di canzoni la mia vena acustica si miscela volutamente all’elettronica pura, pensata e scritta, una limpida contraddizione del nostro tempo che mi ha portato alle parole che desideravo.
“KmZero” è un messaggio grande, ambizioso, utopico, anarchico, ma nella musica e nella canzone tutto è possibile.
Prima o poi con la nostra giusta dose di travaglio e di sofferenza arriveremo a comprendere e rallentare la corsa, ci riapproprieremo delle cose pure dimenticate o forse solo assopite, impolverate … ma mai perse.
Ci dobbiamo fermare, riprendere il nostro tempo e tornare a vivere, a costruire con meno cose, le più naturali, essenziali e vicine a noi, con meno denaro ma con tesori più grandi di quel che pensiamo.
Sorprendere la felicità e non averla a tutti i costi, ma capirla, scoprire che è fatta di particolari.
Convivere con le contraddizioni.

… perché la terra ha un bel modo di fare
davanti al mare lei resta a guardare 

… e ci ameremo a kmzero
ci sfameremo di quello che è vero

 

 

antonio lombardi :  voce e chitarra
paolo gaggero :  programmazione elettronica
registrato : elettronica Paolo Gaggero home studio
chitarre acustiche Daniele Barraco home studio
voce Toni Soddu @ SOLARIA MIX ROOM Casone Alle Sughere Piombino (LI)
mixato Toni Soddu @ SOLARIA MIX ROOM Casone Alle Sughere Piombino (LI)
Binario Tre Paolo Gaggero home studio
Mastering : WHITE SOUND MASTERING da Tommy Bianchi

Ultracuto Dischi
distribuzione digitale:  Antibemusic  srl   

testi e musiche: antonio lombardi

tranne:
“mio padre era un contadino” testo di Biagio Ratti scritto a 12 anni

“binario tre” testo e musica di Ivan Della Mea
ed. musicali Ala Bianca group srl / Bella Ciao srl

                                                           

RAITA’
“Ho conosciuto Paolo Bertolani in dialetto, nel nostro “codice”, che permette di scambiarsi, di capirsi, di entrare facilmente.Con la sua mancanza mi sono accorto che era già tutto scritto, il suo mondo un po’ mi apparteneva, e rileggendolo intensamente, in soli due giorni sono scese giù, quelle che ho impaginato come canzoni. Per me è scontato scrivere con la chitarra, e ancor di più quando le parole già scritte sono così profonde da rapirmi, insegnarmi ed incantarmi. Dentro ai brani che prendevano forma velocemente, immaginavo una completezza musicale; violino, viola, violoncello e flauto: i “Gnu Quartet” (Roberto Izzo, Raffaele Rebaudengo, Stefano Cabrera, Francesca Rapetti), sono entrati dalla porta principale nelle mie musiche e nel mondo di Paolo Bertolani, contribuendo a plasmare quello che ora è…”Raità” (Rarità).”

Raità ha vinto il Premio Lerici Pea 2009

Non credo che l’«incontro artistico» Antonio Lombardi-Paolo Bertolani sia dovuto al caso. Questo incontro era, semmai, scritto nella natura delle cose: era un incontro obbligato, che prima o poi deve avvenire, proprio come quello «tra fiume e mare».
Non so parlare di musica e non posso dire come e perché l’incontro fra le liriche di Paolo e le note di Antonio mi sembri più che riuscito: ciò che sento è che la musica di Lombardi non «accompagna» o (che sarebbe ancor peggio) non si «sovrappone» ai testi di Bertolani, ma che le due «voci» si compenetrano intimamente, e l’una si commuove con l’altra dove c’è da commuoversi, l’una sorride con l’altra dove c’è da sorridere. Un incontro magico, un incontro oserei dire d’amore. Dopo i tanti anni spesi dal nostro poeta a dar voce a chi (vivo o morto) non ne aveva, ci voleva proprio un musicista come Lombardi che desse (restituisse) voce a Paolo Bertolani.
Francesco Bruno

Paolo Bertolani
Personaggio schivo, ebbe frequentazioni letterarie con artisti quali Vittorio Sereni, Mario Soldati, Attilio Bertolucci, Charles Tomlinson. Negli ultimi anni lottò contro una lunga incurabile malattia: nell’opera “Raità da neve” il poeta aveva rappresentato la fine vicina attraverso versi pieni di malinconia, e la rarità della neve per chi vive in riva al mare rappresentava il simbolo dei sogni dell’esistenza, destinati a svanire.Il poeta ligure, prediligeva l’uso del dialetto della sua terra (La Serra di Lerici), non ha nulla della cantilena dolce con cui si parla a Ponente, e si distanzia dallo stesso spezzino per una sua sonorità più ispida e irta di dissonanze e dissolvenze. Aveva il dono di saper trasformare in poesia anche gli oggetti e le situazioni quotidiane più semplici. La sua poetica parte dalla volontà di confronto con la terra d’origine, con il suo paese e con la sua gente, e dà vita ad una lirica ancorata ai temi eterni dell’esistenza. Tra le opere poetiche più note si ricordano: “Le trombe di carta” (Editore Carpena, Sarzana, 1960), “Incertezza dei bersagli” (Ugo Guanda Editore, 1976, ripubblicato nel 2002), “Seina” (1985), “E gòse, l’aia” (Le voci, l’aria) (Guanda Editore, 1988), “Dall’Egitto” (Sponsorizzato da Ireno Francesconi e Alfredo Lupi, Settembre 1991), “Avei” (1994), “Libi” (2001), “Piccolo cabotaggio” (ConTatto Edizioni, 2004), “Raità da neve” (2005).
Nella narrativa, si segnalano:”Racconto della contea di Levante” (Edizioni il Formichiere, 1979), ”Il vivaio” (il melangolo, 2001), ”Il custode delle voci”’ (il melangolo, 2003), ”Colpi di grazia”’ (il melangolo, 2007), “La grande settimana” e “Il vivaio”, che rievoca gli ultimi giorni del poeta tedesco Heinrich von Kleist, prima del suicidio.

Gnu Quartet
Nel 2006, a Genova, Francesca Rapetti (flauto), Stefano Cabrera (violocello), Raffaele Rebaudengo (viola) e Roberto Izzo (violino) danno vita ad un progetto musicale originale, che coniuga il virtuosismo della musica colta con la semplicità ed il coinvolgimento della musica leggera. Numerose le collaborazioni, tra cui quelle con Gino Paoli, Simone Cristicchi, L’Aura, New Trolls, Dolcenera, P.F.M., Niccolò Fabi, e ancora con Morgan, Maurizio Lauzi, Mario Venuti, Sarah Jane Morris, Carlo Fava.

***

*

L’UOMO CHE ASCOLTA LE FORMICHE
Un volo sopra ai “siti”, ai sentieri, ai passi di una vita sospesa, alla libertà assoluta di un’infinita stagione, alla campagna, al fiume, al bosco, al mare, località precise scolpite nella memoria. I brani raccontano di questi luoghi del levante ligure, bagnato da un fiume donna, la Magra, madre anche quando è forza distruttrice che travolge e cancella, per poi far rifiorire e risbocciare. Le canzoni sono incatenate tra loro, ed è come attraversare il territorio velato di ricordi, dove tante presenze sono passate e si sono abbeverate, soffrendo e gioendo, ed in questo passaggio la musica è compagna di pensieri veri, come lo scorrere lento del fiume. Il disco è pubblicato da Sciopero Records grazie alla collaborazione con Paolo E. Archetti Maestri degli YoYo Mundi, con distribuzione Venus.

Comunicato stampa Sciopero Records – Venus
Antonio Lombardi vive ad Ameglia, in provincia di La Spezia, sul mare davanti alle Apuane. Vive sul mare, ma vive anche vicino alla foce del fiume Magra. E’ importante contestualizzare il luogo dove è cresciuto, dove scrive e crea, perché questi luoghi e questi spazi sono rivelatori dell’ispirazione che anima il suo ultimo lavoro intitolato “L’uomo che ascolta le formiche”, necessari per la costruzione di un progetto che va ben oltre la raccolta di canzoni inedite. Antonio Lombardi, suona da sempre, ha molta esperienza e una carriera fitta di canzoni scritte e cantate, di concerti, di progetti artistici, di collaborazioni eccellenti (ad esempio: la colonna sonora del film ” Giamaica ” del regista Luigi Faccini e la versione italiana del brano ” La Corrida ” del cantautore francese Francis Cabrel). Prima de “L’uomo che ascolta le formiche” ha realizzato quattro album, il primo è “Cinque Rose ” (che conteneva il brano ” Anemia Mediterranea “, vincitore del premio “Nuove Tendenze della Canzone d’Autore Città di Recanati” nel 1993), poi alla OST di “Giamaica” segue “Estrella” con alcuni testi di Maurizio Maggiani e Bianca Garufi e, infine, l’album “Seinàda de mae” realizzato a quattro mani con Armando Corsi. Questo suo nuovo album, “L’uomo che ascolta le formiche” (in uscita per Sciopero Records e distribuito Venus) è senza dubbio l’album della maturità artistica. Un album di canzoni dove si sentono suono e voci del “fiumefemmina” Magra, e si percepisce la natura che vibra e germoglia. Sono canzoni da cui scaturisce un dolce intreccio di vita vissuta e futuro, di memoria e piccoli racconti incastonati in una collana di perle che altro non sono che i singoli brani di questo album “straordinario”. Straordinario perché Antonio Lombardi riesce con la sua voce fresca a raccontare una storia “d’amore e di fiume” dai contorni sfumati, ma dalle radici profonde – l’album infatti è un vero e proprio concept dedicato alla Magra -, ma ogni brano è contemporaneamente canzone che vive di vita propria, che brilla di luce spontanea.  Per raggiungere questo livello di intensità espressiva – oltre che creativa – Antonio Lombardi ha chiamato a raccolta una serie di musicisti e amici capaci di far volare ogni canzone con la naturale sensibilità artistica e con la magia dell’interpretazione.
Il risultato? Un mix di tecnica mai fine a se stessa e dell’innata capacità di ogni musicista di dipingere i brani che l’ha visto coinvolto. Ecco i nomi: Mario Arcari – fiati – , Furio Di Castri – contrabbasso -, Marco Fadda – percussioni – e naturalmente Armando Corsi che oltre a suonare, ha curato insieme a Lombardi, la produzione artistica con la raffinatezza che gli è propria. In una canzone “La Fontanavecchia” c’è anche la voce di Paolo E. Archetti Maestri, cantante degli Yo Yo Mundi, che si intreccia e alterna piacevolmente a quella di Antonio Lombardi. “L’uomo che ascolta le formiche” di Antonio Lombardi è un album di “canzone d’autore”, ma anche e soprattutto di “musica d’autore”. Un lavoro leggero – nel senso migliore del termine – e profondo al contempo, un album da viaggio e da meditazione, una serie di canzoni e microstorie che non mancheranno di catturare l’attenzione e di conquistare molti cuori.

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SEINADA DE MAE
Antonio Lombardi – Armando Corsi
Che “seinada”, che serata, magari stellata, ma anche che serenata!
Chissà, le vocali che si rincorrono, forse sono portoghesi o saracene, arrivate fin qui per plasmare questa antica parola, è naturale poi che nel fascino di seinada, appaia il mare…de mae. Noi liguri, anche contro il nostro volere, abbiamo offerto la nostra vita al mare, da contadini siamo partiti per farci quasi sempre ritorno, abbiamo imparato a costruire pianelli su pendii scoscesi, dove vigna e ulivo sono cresciuti e si sono fatti testimoni di nudi canti di mezzanotte, sotto la pergola. Cantante e chitarrista, dichiaravano su commissione amore alla promessa sposa e la paga elargita dal navigante sposo contadino era un piatto d’acciughe con un genuino fiasco di vino. Negli interminabili futuri imbarchi, poi il ricordo e la nostalgia delle serenate di mare, sarebbe ritornato prepotente …come adesso. Un itinerario di suoni e racconti di mare dove le canzoni di Antonio e le solarità mediterranee delle sonate di Armando si mescolano in una scorribanda sanguigna e colorata. Una partenza immaginaria dal porto di Genova, così significativa per le loro vite impastate nel salmastro, mescolate con una terra di mare che al mare dava e rendeva tutto, a cominciare dai loro padri, vissuti su vecchie carrette, che li riportavano a loro, con quelle sporte di nostalgia che scandivano il tempo. La musica vive in questi ricordi, in modo viscerale, nei due percorsi musicali che seppur diversi si incontrano nei sentimenti.
Il cantautore incontra il musicista, si scambiano esperienze proprio come in mare, dove il ritmo della vita così dilatato dal ricordo dei sogni è cancellato dall’arrivo in porto.